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Scheda Morelia spilota cheynei - Allevamento

Schede > Morelia spilota cheynei


Tassonomia


Regno:
Animalia

Phylum: Chordata

Classe: Reptilia

Ordine: Squamata

Subordine: Ophidia

Superfamiglia: Booidea

Famiglia: Pythonidae

Genere: Morelia

Specie: Morelia spilota

Sottospecie: Morelia spilota cheynei

Altre sottospecie: M. s. imbricata, M. s. mcdowelli, M. s. metcalfei, M. s. spilota, M. s. variegata

Nome comune: Pitone tappeto, Jungle carpet python




Habitat


Morelia spilota cheynei abita le foreste subtropicali del nord-est australiano, in una piccola porzione dello stato del Queensland.



Areale di distribuzione di Morelia spilota cheynei




Morfologia e comportamento


Morelia spilota cheynei è un serpente semiarboricolo dalla corporatura robusta ma agile e affusolata tipica del genere Morelia.
Pitoni di medie dimensioni (le femmine superano di poco i due metri per i 2,5 kg di peso, mentre i maschi rimangono un po' più piccoli e snelli), sono abili arrampicatori, capaci di muoversi in scioltezza sia sui rami che a terra. La coda è lunga e prensile e presenta gli speroni pericloacali.

La sua livrea consiste in un disegno a bande gialle e nere più o meno regolari. All'interno delle bande nere sono presenti gruppi di squame di un giallo più tenue che vanno a sfumare verso il ventre, che è generalmente giallo chiaro con alcune macchie nere.
Questi serpenti subiscono una leggera ontogenesi cromatica nei primi mesi di vita: nascono infatti con colori spenti, con un beige sbiadito al posto del giallo e un grigio/marroncino scuro al posto del nero ma, muta dopo muta, tirano fuori quelli che saranno i colori definitivi.
La testa, che presenta una grande macchia nera sulla sua sommità (stranamente simile alla testa di un orsacchiotto di pelouche!), ha la forma tipica dei pitoni tappeto, mentre gli occhi sono grigi a pupilla verticale.
Sono presenti le fossette termorecettive, i denti anteriori sono molto sviluppati (non come quelli di
M. nauta o M. viridis ma abbastanza da rendere il morso moderatamente doloroso), l'interno della bocca è grigio/azzurra, mentre la lingua è blu.

Sono ottimi cacciatori di volatili e piccoli mammiferi, attivi sia di giorno che di notte.

Il dimorfismo sessuale consiste semplicemente nelle dimensioni leggermente ridotte dei maschi. A parità di stazza le code sono piuttosto lunghe in entrambi i sessi, mentre gli speroni sono di grandezza simile.
L'unico metodo di sessaggio affidabile, quindi, rimane quello effettuato con popping (da baby) o sonde.

Seppure si dica spesso che i pitoni tappeto siano molto aggressivi, in realtà il carattere varia da esemplare ad esemplare. Nonostante siano tendenzialmente mordaci da piccoli, gli esemplari di
M. s. cheynei si possono dividere in "agnellini" ed individui agitati che si calmano una volta tirati fuori.
Tuttavia è da tenere presente che gli esemplari inavvicinabili sono tutt'altro che rari, per cui - soprattutto se si è alla prima esperienza con i pitoni tappeto - è consigliabile informarsi sulla docilità dell'animale scelto prima dell'acquisto. In ogni caso, armandosi di guanti o gancio, grazie alla loro dimensione i Jungle non sono mai "ingestibili".

Sono però animali molto curiosi e dall'ottimo appetito, e ciò può far sì che anche l'esemplare più docile, soprattutto dopo un pasto, morda il proprietario scambiandolo per cibo. Se avete nutrito da poco la vostra cheynei e, una volta aperto il terrario, vi accorgete che vi sta puntando, è meglio aspettare un paio di giorni prima di rimettere le mani nel terrario!



Maschio (a sinistra) e femmina (a destra) poco più che baby di 94% Jungle-Diamond




Gli stessi animali diventati adulti (rispettivamente 1200 gr e 2000 gr di peso)



Stabulazione


Un tempo descritti come animali delicati, aggressivi e richiedenti un alto tasso di umidità, è oggi risaputo che i pitoni tappeto sono serpenti piuttosto robusti e facili da allevare.
Pur essendo semiarboricoli il loro allevamento non richiederà un setup diverso da quello dei più comuni pitoni reali, salvo l'aggiunta di rami per permettere loro di arrampicarsi.
A dir la verità questi serpenti, una volta raggiunta l'età adulta, tendono a perdere le abitudini arboricole. Ciononostante un buon ramo, magari intrecciato ad altri più piccoli e a diverse altezze, sarà sicuramente gradito.

Le
dimensioni della teca per un esemplare adulto dovrebbero essere di circa 100x50x50. Un terrario con una simile base è più che sufficiente anche per le femmine più grosse che, seppur lunghe due metri, manterranno una corporatura snella, finendo per occupare lo stesso spazio che occupa una femmina adulta di pitone reale. Un'altezza superiore sarebbe invece sprecata.

Nel terrario andrà, come al solito, creato un
gradiente termico che permetta all'animale di termoregolarsi. Una zona calda può essere facilmente ottenuta utilizzando un cavetto o un tappetino riscaldante (opportunamente schermati) posto sotto metà della teca e collegato ad un termostato con sonda regolato a 31 gradi. La sonda va appoggiata sul substrato in corrispondenza dell'elemento riscaldante. La zona fredda potrà essere lasciata non riscaldata, ma non dovrebbe mai scendere sotto i 23 gradi nei mesi più freddi.
Le lampade riscaldanti non sono necessarie, così come uvb o neon a luce fredda. Per il fotoperiodo sarà sufficiente alloggiare il terrario in una stanza che non resti completamente buia anche di giorno.
Nella zona fredda sarà posta la ciotola dell'acqua, mentre una tana in zona calda sarà apprezzata come nascondiglio.

Qualcuno consiglia un secondo tappetino o cavetto da porre su un lato della teca per riscaldare anche l'aria. Personalmente non lo ritengo necessario, perlomeno se si usa un buon terrario in legno (o comunque un terrario coibentato in qualche altro modo).

Gli esemplari più piccoli dovranno essere stabulati in teche o contenitori di plastica adeguati alla loro grandezza per evitare che l'eccessivo spazio possa farli sentire impauriti: per un baby è sufficiente un box 40x30x30, mentre i subadulti dai 200 ai 1000 gr circa potranno essere stabulati in teche o vasche dalla base di 60x40.

Per quanto riguarda
l'umidità, nonostante in passato si tendesse a pensare che questi serpenti necessitassero di un tasso di umidità piuttosto alto, ciò non avrà altre conseguenze che l'aumento del rischio di problemi respiratori e l'insorgenza di muffe.
M. spilota cheynei vive e muta benissimo con un tasso di umidità tra il 55% e il 65%. Basterà ricordarsi di spruzzare una volta al giorno quando sono in muta, raggiungendo così picchi intorno all'80%.

Sulla scelta del substrato, infine, le possibilità sono molteplici: giornali, aspen, torba, trucioli, corteccia, cypress mulch, carta assorbente sono tutte opzioni valide. Sconsigliati invece erba sintetica per la scarsa igiene e sabbia (o substrati simili) per il rischio di blocchi intestinali.


Concludo con una considerazione sulla possibilità di allevare questi splendidi pitoni in
vasche da rack.
Sono fermamente convinto che le vasche da 80x40 (80x60 per le femmine che superano i due kg) siano una validissima alternativa ai terrari: ad una prima occhiata potrebbero sembrare inadeguate a delle
Morelia ma, come detto precedentemente, gli adulti tendono a perdere le abitudini arboricole e a diventare piuttosto statici, permettendoci quindi di stabularle alla stregua di altri serpenti terricoli in box alti 20 cm.
Personalmente allevo una coppia di adulti in vasche e in quasi tre anni non ho riscontrato alcun tipo di problema: mangiano senza mai fare uno stop, mutano perfettamente, si accoppiano con piacere.
Chiaramente non stiamo parlando di pitoni reali, che addirittura giovano dell'allevamento in vasche: un terrario sarebbe da preferire ma, se si hanno problemi di spazio, non c'è alcuna controindicazione nel sacrificare l'altezza.



Alimentazione


M. spilota cheynei è, di norma, un serpente molto poco problematico dal punto di vista dell'alimentazione. Dall'ottimo appetito, mangia durante tutto l'arco dell'anno ogni volta che gli viene proposto del cibo e accetta di buon grado prede decongelate.
L'unica nota dolente riguarda la preferenza di alcuni esemplari per i topi piuttosto che per i ratti - io non ho mai avuto esperienze di questo tipo, tuttavia c'è da dire che ho avuto modo di tenere solo pochi esemplari oltre la mia coppia. Quando diventano adulti, questi animali mangiano ratti dal peso di 150 o 350 gr, per cui è necessario porre rimedio il prima possibile per evitare di dover offrire diversi topi alla volta.
Per "switchare" le nostre cheynei ai ratti potremo optare per i soliti metodi: trenino, prey-scenting e digiuno. L'arma più efficace rimane comunque la pazienza visto che, seppur rari, gli esemplari che mangiano solo topi possono essere davvero duri da convertire.
Se comunque abbiamo un esemplare che accetta i ratti senza problemi non vi è alcun rischio nell'offrire altre prede come topi o pulcini, perlomeno se parliamo di un periodo non troppo lungo.

Per quanto riguarda le dimensioni delle prede e la frequenza dei pasti, potremo attenerci alla "regola" del 20% e offrire quindi una preda che pesi circa il 20% del serpente o, con un po' di esperienza, regolarci ad occhio. Personalmente offro prede che lascino un rigonfiamento non esagerato - ma comunque evidente. In questo modo gli animali hanno il tempo di digerire e di avere qualche giorno di riposo prima del pasto successivo, permettendomi di nutrire i baby ogni cinque giorni, i subadulti ogni sette e gli adulti ogni dieci o quattordici giorni.
Parliamo di serpenti dal metabolismo non lento che che digeriscono abbastanza in fretta per essere pitoni, ma in ogni caso sarà bene non esagerare con i pasti.

E' bene utilizzare delle pinze mentre nutriamo le nostre cheynei, essendo questi animali provvisti di fossette termorecettive. Se la preda offerta a mani nude non è scaldata a sufficienza, infatti, è molto probabile che il serpente miri direttamente alla mano piuttosto che al ratto. Un morso non è certo la fine del mondo, ma - soprattutto se dato da un adulto - può essere fastidioso.



Femmina adulta 94% Jungle-Diamond che mangia un ratto decongelato dalle
pinze (ratto non troppo grande essendo l'animale in pieno regime di ciclaggio)




Legislazione

Il pitone tappeto è un animale incluso nell’appendice II della
Convenzione di Washington (Convention on International Trade in Endagered Species of wild fauna and flora, o CITES), allegato B del Regolamento UE 1996, e come tale dev’essere accompagnato, se detenuto, da un certificato che attesti che l’esemplare si trova al di fuori del suo habitat naturale.

Quando un animale in CITES non nasce nell'Unione Europea, sulla ricevuta/scontrino (nel caso sia venduto da un professionista) o atto di cessione gratuita sarà riportato (oltre al nome della specie e al numero di animali ceduti) un codice relativo all'importazione dell'animale in questione.

Quando l'animale nasce invece in un allevamento italiano, alla ricevuta/scontrino o all'atto di cessione sarà allegato il numero di protocollo o gli estremi della denuncia di nascita al Corpo forestale.

Al momento della riproduzione di animali in allegato B come
Morelia spilota bisognerà denunciarne appunto la nascita entro dieci giorni dal lieto evento al Corpo forestale, che provvederà a mandarci il numero di protocollo valido per tutta la cucciolata.


Curiosità: essendo un serpente australiano, Paese in cui è vietata l'esportazione di fauna locale se non in rarissimi casi, non si trovano animali di cattura e tutti gli esemplari sul mercato sono nati in cattività (la maggior parte di essi da molte generazioni).



Riproduzione


M. spilota cheynei è, come tutti i pitoni, un serpente oviparo. Depone in media una quindicina scarsa di uova, ma sono note deposizioni con un minimo di otto ad un massimo di oltre venti.
Questi serpenti sono abbastanza semplici da riprodurre e, seppure molti ritengano che un periodo di ciclaggio non sia neccessario (riuscendo anche a riprodurli con costanza), abbassare le temperature notturne stimolerà la femmina a produrre i follicoli e migliorerà la qualità dello sperma del maschio, aumentando le nostre probabilità di successo.

Per quanto riguarda età e peso, le femmine diventano riproduttive a
due anni e mezzo ad un peso di 1500 gr (meglio ancora se con qualche etto in più), mentre i maschi possono essere accoppiati anche ad un anno e mezzo e un kg scarso di peso. Naturalmente la femmina, oltre al peso, dovrà avere una buona riserva di grasso per portare avanti lo sviluppo dei follicoli.



Femmina in perfetta forma in vista della stagione riproduttiva


Approfittando dell'abbassamento delle temperature in prossimità dell'inverno provvederemo quindi a fornire un drop notturno di un paio di gradi ogni due o tre giorni, fino ad arrivare alla
minima notturna di 22-23 gradi in zona calda. La temperatura diurna va invece lasciata fissa a 31 gradi, per mantenere attivi gli animali e permetterci di nutrirli senza rischi di rigurgiti o problemi respiratori.
Gli animali dovrebbero appunto essere nutriti - magari ad un ritmo un po' più blando - anche durante il ciclaggio per evitare che gli accoppiamenti e la follicogenesi li debilitino troppo, pregiudicando la buona riuscita della riproduzione.

Dopo un paio di settimane di ciclaggio sarà possibile unire gli animali con un ritmo di un accoppiamento ogni dieci giorni. Se la femmina non si concede subito non c'è da preoccuparsi, probabilmente è ancora presto e basterà attendere qualche settimana in più (ad esempio io ho iniziato a ciclarli a dicembre, ma la mia coppia ha iniziato ad accoppiarsi solo nei primi giorni di febbraio).



Copula


Durante la stagione invernale la femmina si accoppierà ripetutamente e svilupperà i follicoli. Questo sviluppo sarà piuttosto visibile nella settimana appena precedente l'ovulazione, che ne rappresenta il culmine: durante l'ovulazione, infatti, i follicoli rilasciano gli ovuli che, se tutto va bene, verranno fecondati una volta arrivati negli ovidotti. L'ovulazione è facilmente riconoscibile dal grande rigonfiamento che si forma a circa 2/3 del corpo della femmina e dura più o meno 24 ore.
In seguito all'ovulazione potremo riportare le temperature della zona calda a 31 gradi sia di giorno che di notte.



Ovulazione: il gonfiore è più che evidente


All'ovulazione seguirà, dopo circa tre settimane, la muta predeposizione, in seguito alla quale la femmina stazionerà sempre in zona calda e, dopo altre tre o quattro settimane, si preparerà a deporre. A tal proposito c'è chi usa, alla stregua degli allevatori di
Morelia viridis, un nido ricavato da una vasca di plastica con il coperchio forato (o un cubo di legno) sul cui fondo si poggerà dello sfagno secco.



Femmina 94% Jungle-Diamond intenta a deporre l'ultimo di diciotto uova!




Le uova in una vaschetta 40x30 con vermiculite umida (le prese d'aria sono tappate)


Una volta deposte le uova potremo metterle in incubatrice. Le uova di
Morelia spilota cheynei vanno incubate alla temperatura di 31 gradi ed un'umidità del 90%. A questa temperatura le uova si schiudono in 55-60 giorni.



Schiusa


I piccoli, una volta assorbito il sacco vitellino e usciti fuori dall'uovo, possono essere stabulati singolarmente in box 40x30x30, con carta assorbente umidificata come substrato (almeno fino alla prima muta) e rami o tubi in pvc posti a diverse altezze.



Stabulazione di un baby appena uscito dall'uovo





Altre sottospecie di Morelia spilota


M. spilota imbricata

Unica sottospecie che abita l'Australia occidentale, viene comunemente chiamata Southern carpet python. Il suo ampio areale di distribuzione consiste appunto nella parte più meridionale dello Stato dell'Australia Occidentale e nelle isole vicine.
Di dimensioni simili a quelle di
M. spilota cheynei, la sua livrea è a bande color crema e grigie.




M. spilota mcdowelli

Chiamata comunemente Coastal carpet python, abita le foreste vicino alle coste del Queensland orientale e il nord-est del New South Wales, a ridosso quindi dell'habitat di
M. spilota cheynei con cui sono note ibridazioni naturali.
E' la sottospecie più grande e massiccia (supera spesso i tre metri) e il disegno ricorda molto la cheynei, da cui differisce per il colore (al posto del giallo c'è un grigio/verdognolo, mentre al posto del nero vi è un marrone rossiccio).




M. spilota metcalfei

Sottospecie non molto comune, il suo areale di distribuzione consiste nel bacino di Murray Darlin, in pieno New South Wales.
Dimensioni e disegno sono simili a quelle di
M. spilota cheynei (leggermente più grande, con disegno a bande e macchie giallo/grigie e marrone scuro). La testa ha una macchia a forma di freccia sfumata, più simile a quella di Python molurus che a quella di Morelia spilota cheynei.




M. spilota spilota

Sottospecie nominale chiamata comunemente pitone diamantino, è il più particolare dei pitoni tappeto.
La sua livrea è infatti diversa da quella di tutte le altre sottospecie, caratterizzata da un colore di fondo grigio o nero e delle macchie dorsali e laterali gialle. Il tutto è circondato da squame più chiare e lucenti bordate di nero che spiccano, appunto, come diamanti.
Le dimensioni sono simili a quelle di
M. spilota cheynei.
Le differenze si estendono anche all'allevamento: a causa della loro provenienza (abitando le foreste appena prima delle coste del New South Wales e, in misura minore, dello stato di Victoria è probabilmente il pitone che vive ai climi più rigidi, nonché il più meridionale tra le specie conosciute), prediligono temperature più fredde.




M. spilota variegata

Comunemente chiamata Irian Jaya carpet python, è la sottospecie più piccola (non raggiunge i due metri).
Vive nell'isola di Nuova Guinea e nei territori più a nord dell'Australia. Il suo disegno è molto variabile, andando da bande e macchie nere e grigie ad un ben più spettacolare mix di giallo/grigio e arancione.





Areale di distribuzione di M. spilota ssp.







Morelia bredli

E' una specie a se stante ma rientra comunque nei pitoni tappeto. Il suo nome comune è Centralian carpet python e, come suggerisce il nome, il suo range geografico è limitato alle montagne a sud del Territorio del Nord (le quali si trovano al centro dell'Australia).
Il disegno è praticamente uguale a quello di
M. spilota cheynei, ma le bande sono color grigio/crema bordate di nero su una livrea arancione o, negli esemplari più belli, rossa.
Può raggiungere i due metri e mezzo di lunghezza.







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