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Scheda Python bivittatus - Allevamento

Schede > Python bivittatus


Tassonomia


Regno:
Animalia

Phylum: Chordata

Classe: Reptilia

Ordine: Squamata

Subordine: Ophidia

Superfamiglia: Booidea

Famiglia: Pythonidae

Genere: Python

Specie: Python bivittatus

Sottospecie: Python bivittatus bivittatus, Python bivittatus progschai (sottospecie dwarf)

Nome comune: Pitone birmano, Burmese python


NB: recentemente la tassonomia del pitone birmano è stata stravolta: fino al 2009, infatti, questo serpente era una sottospecie del pitone delle roccie asiatico (Python molurus) con il nome scientifico con cui ancora oggi è conosciuto dai più (Python molurus bivittatus).
Nel 2009 è stata appunto riconosciuta la specie
Python bivittatus, che comprende al suo interno le sottospecie del pitone birmano (P. bivittatus bivittatus) e la sua forma nana (P. bivittatus progschai). La specie P. molurus è rimasta invariata, dividendosi nelle due sottospecie P. molurus molurus (pitone indiano) e P. molurus pimbura (pitone cingalese).
Questa scheda è fedele alla divisione tassonomica oggi in vigore.
Vedremo più giù come riconoscere le due specie e le relative sottospecie.


Habitat


Il pitone birmano è nativo delle regioni meridionali del continente asiatico, in un range che va dal'India orientale all'Indonesia, passando per il Buthan, il Bangladesh, il Nepal, il Myanmar (ex Birmania), il Vietnam, il Laos e la Cambogia, la Cina meridionale e la Malaysia.

La cartina mostra l'areale di distribuzione dei grandi pitoni asiatici (
P. molurus e P. bivittatus): la zona rossa è abitata dal pitone indiano (P. molurus molurus), quella in verde dal più comune P. bivittatus e l'area in viola, l'isola dello Sri Lanka, dal pitone cingalese (P. molurus pimbura).
L'area in giallo rappresenta una probabile area di contatto tra le due specie continentali.

Vedremo in seguito come distinguere le diverse specie e le relative sottospecie.



Areale di distribuzione di P. molurus ssp e P. bivittatus ssp
(Foto gentilmente concessa da
www.pythonmolurus.info)




Morfologia e comportamento


Il pitone birmano è uno dei serpenti più grandi del pianeta, secondo solo al pitone reticolato e all'anaconda verde.
Mediamente le femmine superano di poco i cinque metri di lunghezza, ma non sono rari esemplari che toccano i sei metri superando gli 80 kg di peso.
Il serpente più grande mai detenuto in cattività era infatti un pitone birmano residente allo zoo dell'Illinois: il suo nome era
Baby ed aveva raggiunto una lunghezza di otto metri per 182 kg di peso (soprattutto grazie a un regime alimentare incredibilmente sostanzioso).
I maschi restano leggermente più piccoli, crescendo in media fino ai quattro metri di lunghezza per 40 kg.

Si tratta di serpenti molto robusti e pesanti, con una testa piuttosto grande e ben distinta dal corpo.

La loro livrea ancestrale è di fondo bruno-grigiastro o bruno-dorato, il disegno sulla schiena è formato da grandi macchie quadrangolari di colore bruno con sfumature che vanno dal color crema al dorato. La pancia è chiara, mentre la testa presenta sulla sommità una macchia a forma di lancia.
Come molti pitoni possiede le fossette termorecettrici sul muso e gli speroni pericloacali molto evidenti.

Tendenzialmente nervosi da piccoli, i pitoni birmani, crescendo, diventano serpenti placidi e tranquilli e ciò li rende sicuramente il primo passo per chi volesse intraprendere la strada dell'allevamento dei grandi costrittori. Un maneggiamento regolare e non eccessivo potrà abituarli al contatto con l'uomo e facilitare le operazioni di pulizia quando saremo costretti a spostarlo.
E' da precisare che moltissimi morsi presi da questi serpenti avvengono a causa della sua esagerata
feeding response. Il moluro, scambiando le nostre mani che entrano all'improvviso nella teca per cibo, lancia un morso e, a volte, fa partire anche l'azione costrittrice.
Per evitare ciò, è indiscussa l'utilità del cosiddetto
hook training: quando dobbiamo prendere il serpente per maneggiarlo o spostarlo tocchiamo delicatamente la testa con un gancio. Col tempo il serpente associerà l'uso del gancio al maneggiamento e non al pasto, evitando spiacevoli incidenti.



Grosso esemplare di Python bivittatus bivittatus



Stabulazione


L'allevamento in cattività del pitone birmano - con le dovute differenze a causa della sua stazza - non si discosta da quello degli altri pitonidi.
Per quanto riguarda le dimensioni della teca, vista la velocità con cui il pitone birmano cresce, è preferibile usare vasche di plastica fino a quando non avrà raggiunto il metro e mezzo, per poi spostarlo in una teca intermedia di 120x70 cm o in quella definitiva, che sarà di 200x100 cm.
Chiaramente, specialmente per le grosse femmine, se si dispone di più spazio in lunghezza non è un problema ma bisogna considerare che questa specie tende ad essere piuttosto statica persino da baby, stando quasi sempre acciambellata in uno dei due lati del terrario.

Per quanto riguarda i parametri all'interno della teca sono ideali
31°C in zona calda (ottenibili con tappetino o serpentina riscaldanti) misurati al suolo e 60% circa di umidità relativa. Per quest'ultimo punto, specialmente nelle teche più grandi, è consigliabile l'uso di una bacinella d'acqua abbastanza capiente posta a metà tra la zona calda e quella fredda. Quest'ultima andrà lasciata senza riscaldamento per permettere a Python bivittatus di termoregolarsi a suo piacimento.
L'illuminazione supplementare non è necessaria.

E' consigliabile l'uso di una tana almeno nei primi mesi di vita se l'animale dovesse faticare a partire coi pasti.

Come substrato è assolutamente consigliato l'uso dei giornali o del truciolo depolverato. Questi pitoni, specialmente in età adulta, espellono una quantità di feci e urati che non è esagerato definire inimmaginabili! L'uso dei giornali ci faciliterà le operazioni di pulizia quando il serpente inonderà letteralmente la base del terrario con le sue deiezioni, mentre il truciolo assorbirà egregiamente gli odori (non consiglio l'aspen per via del prezzo di tre o quattro volte superiore al truciolo, considerata la grandezza della teca da riempire).

Ovviamente, per quanto riguarda la convivenza, anche per il pitone birmano vige la regola aurea
one snake one cage, ossia un serpente per teca. Gli incidenti dovuti al loro insaziabile appetito, a causa della loro stazza, sono assolutamente da evitare: non è piacevole cercare di sbrogliare un groviglio di moluri adulti che si divide un coniglio, né cercare di dividerli se, dopo il pasto, l'odore della preda avesse spinto uno dei due ad attaccare la prima cosa che si muove e odora di "cena".
Prima di acquistare altri esemplari assicuratevi quindi di avere lo spazio necessario per una seconda teca: questi serpenti possono essere davvero impegnativi ed è meglio non raddoppiare pericoli e problemi.



Alimentazione


Se cercate un pitone che non dia problemi nell'alimentarsi il pitone birmano è quello che fa per voi: questi animali sembrano non conoscere la sazietà, e, tranne alcuni esemplari, mangeranno ogni volta che verrà loro proposto cibo.
Attenzione però, perché
P. bivittatus bivittatus, come accennato più su, è un serpente che cresce ad un ritmo incredibile se assecondato nel suo appetito: animali nutriti spesso e a sazietà possono superare i tre metri nei loro primi 18 mesi di vita!
Inoltre non è raro vedere animali che, da adulti, presentano uno stato fisico pessimo, sono obesi, flaccidi e con il cosiddetto "pinhead" (testa che sembra piccola a causa delle esagerate dimensioni del resto del corpo). Questi esemplari non hanno mai vita lunga né vivono bene.

E' perciò preferibile una dieta regolare e non eccessiva. Da baby, il pitone birmano può essere nutrito con uno o più topi adulti (in relazione alla sua stazza) ogni sette giorni, per poi passare ai ratti ogni dieci fino a usare, quando avrà superato i 7/10 kg e con frequenza bisettimanale, i conigli.
Chiaramente questa rappresenta una dieta media e, a seconda delle vostre esigenze e usando come unica regola il buon senso, potrete giocare sui giorni di distanza tra i pasti e la dimensione di questi ultimi.
Ad esempio, io nutro il mio moluro maschio di 5 mesi ogni dieci giorni, mentre altri, volendo tentare la riproduzione in un minor tempo, nutrono le loro femmine della stessa età ogni cinque con prede più leggere.

Nonostante in molti - soprattutto per scarsa informazione - lo facciano, è assolutamente sconsigliato nutrire i propri pitoni con pezzi di pollo. Sono pasti piuttosto sbilanciati e carenti di molti elementi, come pelo/piume e viscere. La preda va offerta intera, ma se si vuole variare la dieta possono essere offerti pulcini (ottimi per sbloccare i baby inappetenti) o quaglie. I P.
bivittatus più grossi (femmine di 5 metri e mezzo e oltre) possono mangiare anche maialini e caprette, seppure non sia molto conveniente né dal punto di vista economico né da quello della reperibilità di queste prede.

Tendenzialmente i pitoni birmani accetteranno qualsiasi cosa venga loro proposto, per cui è
decisamente consigliabile usare il prekilled o il decongelato. Dare cibo vivo equivale a correre un rischio assolutamente inutile, per cui è preferibile abituare il pitone al morto o continuare con esso se già lo accetta.
Chiaramente anche tra loro esistono esemplari problematici, ai quali sarà possibile dare un pulcino o un topo vivo e dietro, a trenino, un ratto morto. E' possibile anche approfittare della frenesia alimentare successiva all'ingollamento della prima preda offrendone una seconda, morta. Generalmente, comunque il problema si limita ai baby e sparisce dopo il primo paio di pasti.

Dato il potenziale pericolo di morsi e, in alcuni casi, dell'azione costrittrice, è doveroso prendere alcune precauzioni al momento del pasto.
Per prima cosa evitate di mettere le mani nel terrario dopo che si sono maneggiati animali da pasto o subito dopo che l'animale ha finito di mangiare. Per esperienza personale posso assicurarvi che molto spesso questi comportamenti saranno immediatamente seguiti da un morso!
E' opportuno anche nutrire gli animali usando delle pinze abbastanza lunghe o, se la accetta, lasciando direttamente la preda morta nella teca. Se offrirete il pasto a mani nude è possibile che il pitone le scambi per esso a causa del loro calore.
Questi errori possono essere fatti finché il pitone è giovane, ma una volta adulto è assolutamente obbligatorio evitare inutili rischi che possono rivelarsi molto pericolosi, specialmente se si è soli.



Pitone birmano che mangia un coniglio



Legislazione

Il pitone birmano è un animale incluso nell’appendice II della
Convenzione di Washington (Convention on International Trade in Endagered Species of wild fauna and flora, o CITES), allegato B del Regolamento UE 1996, e come tale dev’essere accompagnato, se detenuto, da un certificato che attesti che l’esemplare si trova al di fuori del suo habitat naturale.

Quando un animale in CITES non nasce nell'Unione Europea, sulla ricevuta/scontrino (nel caso sia venduto da un professionista) o atto di cessione gratuita sarà riportato (oltre al nome della specie e al numero di animali ceduti) un codice relativo all'importazione dell'animale in questione.

Quando l'animale nasce invece in un allevamento italiano, alla ricevuta/scontrino o all'atto di cessione sarà allegato il numero di protocollo o gli estremi della denuncia di nascita al Corpo forestale.

Al momento della riproduzione di animali in allegato B come
Python bivittatus, bisognerà denunciarne appunto la nascita entro dieci giorni dal lieto evento al Corpo forestale, che provvederà a mandarci il numero di protocollo valido per tutta la cucciolata.

E' opportuno aggiungere inoltre che la specie P. molurus (con le sottospecie P. molurus molurus e P. molurus pimbura) è in allegato A e gode di maggiore protezione.


Riproduzione


Il pitone birmano è, come tutti i pitonidi, un serpente oviparo: depone quindi le uova e, in natura, le cova avvolgendole con le spire.
Raggiunge la maturità sessuale tra i 18 mesi e i 4 anni. In particolare, le femmine devono misurare almeno tre metri e mezzo di lunghezza e con 25 kg di peso mentre i maschi diventano riproduttivi intorno ai due metri e mezzo.
Le femmine, a seconda dell'età e della stazza, depongono un numero di uova che va dalla ventina all'ottantina scarsa (il record sfiora il centinaio).

Essendo animali tropicali non è necessaria una bruma ma basterà un leggero abbassamento delle temperature notturne (ciclaggio) fino a 22/25 gradi, per stimolare la spermatogenesi nel maschio e prepararlo agli accoppiamenti. La temperatura diurna resterà invariata.
E' comunque noto che si possono ottenere risultati soddisfacenti in termini di uova fertili anche senza ciclaggio.
Qualora lo si volesse effettuare basterà attendere l'arrivo dei primi freddi in autunno inoltrato e abbassare, di un paio di gradi ogni tre giorni, la temperatura notturna fino al valore prestabilito. Dopo tre settimane a questo regime si potranno iniziare ad unire i serpenti, separandoli dopo l'accoppiamento e dando loro una pausa di una o due settimane (a seconda del numero di femmine che il maschio dovrà coprire), in cui si offriranno prede più piccole senza preoccuparsi se verranno rifiutate, soprattutto dai maschi.
Dopo l'ovulazione si potranno rialzare, altrettanto gradualmente, le temperature notturne.

Se la femmina svilupperà i follicoli fino all'ovulazione basterà attendere due o tre settimane per il completamento della muta pre-deposizione, in seguito alla quale (dopo un mese di ulteriore gestazione) deporrà.
Le uova potranno essere lasciate alla madre o tolte per essere messe in incubatrice, in cui andranno incubate ad una temperatura di
31 gradi e un tasso di umidità del 90% circa.

Dopo due mesi avverrà la schiusa dei "piccoli" pitoni, che misureranno circa 50 cm per 100 gr di peso. Dopo la prima muta potranno essere stabulati singolarmente e si potrà nutrirli con un topo adulto o un rattino svezzato.
Assicuratevi di essere capaci di cedere la prole prima di riprodurre questi serpenti in quanto, sebbene non troppo difficili da dar via, il numero di uova che sono capaci di deporre è davvero alto.


Python bivittatus progschai (sottospecie dwarf)


Negli ultimi anni è diventata sempre più comune nell'ambito della terraristica la forma dwarf (nana) di pitone birmano. Questa crescente popolarità ha condotto a studi scientifici che hanno portato lo sconvolgimento tassonomico di cui abbiamo parlato più su.
Questa nuova sottospecie (
P. bivittatus progschai) in realtà non è birmana ma indonesiana: essa abita infatti l'isola di Sulawesi.



Isola di Sulawesi: P. bivittatus progschai si ritrova
prevalentemente nella lingua di terra sud-occidentale


Questa sottospecie si riconosce da quella nominale a causa delle dimensioni, che sono decisamente ridotte (in media si assestano sui due metri di lunghezza), grazie al disegno molto più confuso e irregolare e del colore della livrea più sul bruno-dorato.



P. bivittatus progschai (a sinistra) e P. bivittatus bivittatus: le differenze del disegno sono più che evidenti


Nonostante la loro diffusione stia aumentando grazie anche alle nascite in cattività è ancora facile trovare esemplari di farm o di cattura, a cui è meglio preferire quelli nati in terrario.
Nonostante i
P. bivittatus progschai CB siano più mansueti dei WC e si adattino molto meglio alla cattività, questa rimane una sottospecie leggermente più irascibile dei cugini continentali.
Le modalità di allevamento rimangono pressocché invariate.



Python molurus ssp


Distinguere il pitone birmano (
P. bivittatus) dalla specie P. molurus (P. molurus molurus e P. molurus pimbura) può non essere semplice, specialmente all'inizio. Vediamo come poterli riconoscere.



Python bivittatus (sinistra), Python molurus molurus (centro) e Python molurus pimbura (destra)


Il pitone indiano (
P. molurus molurus) è senza dubbio il più difficile da distinguere dal cugino birmano, innanzitutto per via delle dimensioni e della livrea molto simili.
La differenza principale risiede nel colore della livrea. Mentre il disegno, infatti, è quasi uguale a quello di P.
bivittatus, il pitone indiano ha le macchie dorsali quadrangolari di un marrone uniforme, circondate da un colore di fondo più chiaro. Ciò rende la livrea di due colori nettamente distinti, senza i riflessi giallastri e sfumati tipici del pitone birmano.
Il pattern sui fianchi, inoltre, presenta una serie di disegni a "O", assenti in
P. bivittatus.

Il pitone cingalese (
P. molurus pimbura) è invece più semplice da distinguere. Innanzitutto, rimane molto più piccolo dei due cugini (grosse femmine raggiungono raramente tre metri e mezzo di lunghezza, classico esempio di nanismo insulare). Secondariamente, il disegno è molto più disordinato e irregolare, e la livrea è molto sfumata, con riflessi dorati e grigio/verdi. I disegni laterali formano delle "T".



Dettagli dei fianchi in P. molurus molurus (sinistra) e P. molurus pimbura (destra)
(Foto gentilmente concesse da
www.pythonmolurus.info)


Altre differenze sono facilmente riscontrabili nella macchia lanceolata sulla testa: in
P. bivittatus essa è marcata e ben definita, in P. molurus molurus è sfumata e in P. molurus pimbura è tronca.



Dettagli della testa in P. molurus molurus (sinistra) e P. molurus pimbura (destra)
(Foto gentilmente concesse da
www.pythonmolurus.info)


Infine, possiamo distinguere le tre sottospecie esaminando le squame sopralabiali.
In
P. molurus molurus e P. bivittatus la settima squama sopralabiale è a contatto con l'occhio, in P. molurus pimbura la quarta è grande circa il doppio e a toccare l'occhio è la sesta invece della settima.



Confronto tra le squame sopralabiali in P. molurus molurus (sinistra) e P. molurus pimbura (destra)
(Foto gentilmente concesse da
www.pythonmolurus.info)




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